chiesa, pedofilia, ratzinger; una sola parola: vergogna!

vaticano.jpg 

provo una profonda pena per questi ipocriti che si atteggiano a santi. e vanno sfilare in piazza per la famiglia. per la morale “giusta”. provo profonda pena per i media che non dicono una parola.

siete pronti? guardate questo documentario della bbc sui preti-pedofili e la copertura vaticana. 5 minuti bastano. ne vale la pena. per aprire gli occhi.

come ho detto più volte, la realtà è l’esatto opposto di come cercano di vendercela. svegliamoci. e basta.

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18 Responses

  1. Grazie, lo sto scaricando lentamente – data la linea – a bassa risoluzione (che poi son quasi 75 mb °_°). Poi ti diro’.

  2. Visto il filmato. E sì… i veri problemi qui sono i Dico…

  3. Bene, l’ho visto.
    Si, erano piu’ o meno cose che sapevo, ma vederlo fa tutto un altro effetto, soprattutto vederli in faccia…
    Non lo passeranno mai sulle tv italiane, questo e’ certo.

  4. bè sì ciò che si dirà sarà anche vero ma non dimentichiamo che la chiesa ha sempre fatto molte cose per combattere queti mali…sì è anche schierata in modo attivo in campagne contro la prostituzione minorile, nell’insegnamento, nella lotta alla fame, all’emarginazione alla povertà, cose di cui i big non si occupano, ma questo non sembra interessare a bbc e a chi diffonde queste notizie perchè viviamo in una società del gossip, dove parlare male, mettere in luce difetti che sono minimi è la cosa che più interessa, fa più scalpore, fa aumentae l’audience e gli incassi….perchè non parliamo delle missioni in africa, delle case famiglie per ex-prostitute, per gli aiuti ai bambini di strada che sono ciò di cui la chiesa si occupa in gran parte e in modo più effica di quello che fanno molti governi E MOLTI DI NOI!!! E ora di smetterla con questo “ghibillinnismo” e cooperare per costruire una società fatta sulla tolleranza e sulla collaborazione!!!

  5. io avevo scambiato “opinioni con cortesia ed educazione”, ma evidentemente gli intolleranti siete voi che non accettate chi la pensa diversamente

  6. scusa filippo, ma in primis prima di arrabbiarti dammi il tempo di leggere il tuo commento. non voglio censurarti. e ti dò anche ragione perchè nessuno vuole buttare alle ortiche i migliaia di “don” che in italia e in giro per il mondo danno aiuto e speranza agli emarginati e addirittura combattono mafie e ne rimangono vittime: questi sono grandi eroi. ma se c’è del marcio ( e c’è, tanto) , va detto, denunciato, accettato dalle gerarchie e ripulito, non negato in modo puerile, vergognoso, ipocrita. questo è lo stato dell’arte e se mi fa ridere bagnasco e non sono d’accordo con ratzinger lo potrò dire, no? e comunque ammiro i religiosi che seguono la parola di cristo. se leggi un post successivo ammiro gesù, come ammiro francesco d’assisi e molti altri religiosi, ma la gerarchia vaticana mi sembra più preoccupata a far politica( e a gestire potere) che ad essere una guida come il cristo e tanti cristiani illuminati.ciao

  7. “Le radiazioni emesse da radio maria uccidono tutti i giorni”
    Inviato da gianni169 il 29 mag a 09:49

    Lo Stato italiano spende altri 10 miliardi di per la chiesa cattolica in esenzioni fiscali, sovvenzioni a istituti ecclesiastici, bollette e altre regalie.

    Le Conferenze episcopali nazionali gestiscono il bilancio della Chiesa nei vari Paesi.

    In Italia, come abbiamo detto, quasi 1 miliardo

    i preti italiani sgodono di una specie di immunita diplomatica. Quella, per intendersi, che ha salvato persone come Marcinkus, che non ha toccato il vescovo usuraio di Napoli Giordano, o che salvera il prete pedofilo don Cantini di Firenze.. 18.610 persone girano a piede libero in Italia senza obbligo alcuno verso la legge? E che possa essere loro permesso di praticare reati gravissimi come la pedofilia senza che i tribunali italiani intervengano?

    Chiesa e banche

    Eppure il SantUffizio, diretto dal cardinale prefetto Ratzinger sapeva che contro Maciel era aperto un processo per pedofilia.

    Le antenne di radio Maria

    Il cinismo vaticano e orribile. Non solo la pedofilia

    Ce un inquinamento di cui poco si parla ma che porta cancro e leucemia, quello elettromagnetico.

    In ogni citta sono posti ovunque, senza il consenso dei cittadini, piccoli ripetitori per cellulari fitti e malefici soprattutto dopo che i cellulari sono stati dotati di video, che richiede una stabilita maggiore dellimmagine.

    Ma a Roma ce unaltra fonte pericolosissima di inquinamento: le antenne della radio vaticana.

    Ovunque voi siate in Italia potete avere una ricezione debolissima e perdere GR Parlamento o radio radicale o Sole 24 ore, ma capterete sempre le tre frequenze di Radio Maria con i canti di chiesa, la rassegna stampa di Padre Livio e la cronaca del Papa.

    Queste antenne sono le piu potenti del mondo e raggiungono tutto il mondo.
    Ma seminano morte.

    La legge Ronchi, molto blanda, stabili una soglia massima di 6 Volt/metro, ma le antenne del Vaticano arrivano al triplo e colpiscono con un messaggio altamente contaminante case, asili, scuole, ospedali.. per un raggio di 4 km, soprattutto di notte quando irradiano oltre oceano.

    Ma Radio Maria se ne frega e rifiuta di moderarle, rifiuta di sottostare alle leggi dello Stato italiano che per il Vaticano non valgono, in base allextraterritorialita. Per questo 30.000 persone sono sottoposte a un contagio mortale.

    A Cesano le frequenze mandano in tilt gli strumenti diagnostici dellospedale e impediscono perfino un EEG. Addirittura si vede la tv ma si sente Radio Maria.

    Qui si muore di tumore il 30% di piu che nel resto del paese. Nel 96 un solo dottore ha avuto 33 casi. Radio Maria produce allegramente un cimitero elettromagnetico ma non demorde. Malattie e morti non la interessano. Casi di tumore in ogni casa, insonnie, cefalee, disturbi della memoria, spossatezze.

    Sono stati iniziati processi, ma lo Stato e sempre stato molto debole con questo piccolo potentissimo stato che si innesta come un pericoloso parassita nel corpo del paese.

    E lo Stato aggiunge allincoscienza altra incoscienza, perche qui si continua a dare licenze edilizie, tanto piu in questarea … la metropolitana leggera.

    Il Vaticano nega che lelettrosmog sia nocivo. Come nego, 4 secoli fa, che il Sole fosse il centro del nostro sistema .

    Ma i bambini non lo sanno che lelettrosmog non fa morire, come dice Padre Matis.

    E muoiono lo stesso

  8. LA CASA DELLE LIBERTA’

    ECCO L’ELENCO DELLE PERSONE IN PARLAMENTO CHE HANNO FIRMATO UN’APPELLO PER LA CENSURA DEL VIDEO IN TV …complici come ratzinger, vogliono il silenzio

    senatori Antonio Battaglia (An), Laura Bianconi (Fi), Paola Binetti (Margherita), Luigi Manfredi (Fi), Alfredo Mantovano (An), Luca Marconi (Udc), Gaetano Quagliariello (Fi), Giacomo Santini (Dc), Gustavo Selva (An), Francesco Storace (An) e i deputati Isabella Bertolini (Fi), Gabriella Carlucci (Fi), Riccardo Migliori (An), Angela Napoli (An), Patrizia Paoletti Tangheroni (Fi), Simonetta Licastro Scardino (Fi), Roberto Ulivi (An), Luca Volontè (Udc), Michele Vietti (Udc) e Marco Zacchera (An) .

    Che bella compagnia ! 8 fascisti (che di censura se ne intendono ) 7 forzisti ( obbedienti alla mafia ) 4 democristi ( il partito papale ) ed una margheritina che usa il cilicio ( forse per espiare le colpe dei pedofili ).

  9. sonia, ti vedo agguerrita. evidentemente ti hanno fatto inc…are non poco.
    ma ormai anche se presidiano i media e la politica non se li fila più nessuno.
    la maggior parte ha capito i loro intenti e cosa li muove.

  10. “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà” (Voltaire)
    solo che anche Voltaire è morto…. A proposito il vs.è proprio un linguaggio cortese ed educato? o non è una continua offesa sulla base dei soliti argomenti triti e ritriti perchè non ne avete altri?
    Forse… siete voi che dovreste”vergognarvi”!

  11. se dire la verità in modo crudo senza ipocrisie e senza sconti a nessuno è maleducato, allora sì sonomaleducato.ma più della forma vale la sostanza: quello che dico è vero o no?

  12. HO trovato questo articolo molto interessante e chiarificatore…..Provate a leggere…

    Molto rumore per nulla. Il Papa, la pedofilia e il documentario “Sex Crimes and the Vatican”
    di Massimo Introvigne
    (pubblicato come “Preti pedofili, le falsità del video Bbc” su Avvenire del 30 maggio 2007)

    Solo la rabbia laicista dopo il Family Day spiega perché, subito dopo la grande manifestazione romana, all’improvviso il documentario dell’ottobre 2006 della BBC “Sex Crimes and the Vatican” abbia cominciato a circolare su Internet con sottotitoli italiani, e i vari Santoro abbiano cominciato ad agitarsi. Il documentario, infatti, è merce avariata: quando uscì fu subito fatto a pezzi dagli specialisti di diritto canonico, in quanto confonde diritto della Chiesa e diritto dello Stato. La Chiesa ha anche un suo diritto penale, che si occupa tra l’altro delle infrazioni commesse da sacerdoti e delle relative sanzioni, dalla sospensione a divinis alla scomunica. Queste pene non c’entrano con lo Stato, anche se potrà capitare che un sacerdote colpevole di un delitto che cade anche sotto le leggi civili sia giudicato due volte: dalla Chiesa, che lo ridurrà allo stato laicale, e dallo Stato, che lo metterà in prigione.

    Il 30 aprile 2001 Papa Giovanni Paolo II (1920-2005) pubblica la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela, con una serie di norme su quali processi penali canonici siano riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede e quali ad altri tribunali vaticani o diocesani. La lettera De delictis gravioribus, firmata dal cardinale Joseph Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il 18 maggio 2001 – quella presentata dalla BBC come un documento segreto, mentre fu subito pubblicata sul bollettino ufficiale della Santa Sede e figura sul sito Internet del Vaticano – costituisce il regolamento di esecuzione delle norme fissate da Giovanni Paolo II. Il documentario al riguardo afferma tre volte il falso:

    (a) presenta come segreto un documento del tutto pubblico e palese:

    (b) dal momento che il “cattivo” del documentario dev’essere l’attuale Pontefice, Benedetto XVI (per i laicisti il Papa “buono” è sempre quello morto), non spiega che la De delictis gravioribus firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede il 18 maggio 2001 ha l’unico scopo di dare esecuzione pratica alle norme promulgate con la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela, del precedente 30 aprile, che è di Giovanni Paolo II;

    (c) lascia intendere al telespettatore sprovveduto che quando la Chiesa afferma che i processi relativi a certi delicta graviora (“crimini più gravi”), tra cui alcuni di natura sessuale, sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede, intende con questo dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato e tenerli nascosti. Al contrario, è del tutto evidente che questi documenti si occupano del problema, una volta instaurato un giudizio ecclesiastico, a norma del diritto canonico, a chi spetti la competenza fra Congregazione per la Dottrina della Fede, che in questi casi agisce “in qualità di tribunale apostolico” (così la Sacramentorum sanctitatis tutela), e altri tribunali ecclesiastici. Questi documenti, invece, non si occupano affatto – né potrebbero, vista la loro natura, farlo – delle denunzie e dei provvedimenti dei tribunali civili degli Stati. A chiunque conosca, anche minimamente, il funzionamento della Chiesa cattolica è evidente che quando i due documenti scrivono che “questi delitti sono riservati alla competenza esclusiva della Congregazione per la Dottrina della Fede” la parola “esclusiva” significa “che esclude la competenza di altri tribunali ecclesiastici” e non – come vuole far credere il documentario – “che esclude la competenza dei tribunali degli Stati, a cui terremo nascoste queste vicende anche qualora si tratti di delitti previsti e puniti delle leggi dello Stato”. Non è in questione questo o quell’episodio concreto di conflitti fra Chiesa e Stati. Le due lettere dichiarano fin dall’inizio la loro portata e il loro ambito, che è quello di regolare questioni di competenza all’interno dell’ordinamento giuridico canonico. L’ordinamento giuridico degli Stati, semplicemente, non c’entra.

    Nella nota 3 della lettera della Congregazione per la dottrina della fede – ma per la verità anche nel testo della precedente lettera di Giovanni Paolo II – si cita l’istruzione Crimen sollicitationis emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede, che allora si chiamava Sant’Uffizio, il 16 marzo 1962, durante il pontificato del Beato Giovanni XXIII (1881-1963) ben prima che alla Congregazione arrivasse lo stesso Ratzinger (che quindi, com’è ovvio, con l’istruzione non c’entra nulla: all’epoca faceva il professore di teologia in Germania).

    Questa istruzione dimenticata, “scoperta” nel 2001 solo in grazia dei nuovi documenti e oggi non più in vigore, non nasce per occuparsi della pedofilia ma del vecchio problema dei sacerdoti che abusano del sacramento della confessione per intessere relazioni sessuali con le loro penitenti. È vero che dopo essersi occupata per i primi settanta paragrafi del caso di penitenti donne che hanno una relazione sessuale con il confessore in quattro paragrafi, dal 70 al 74, la Crimen sollicitationis, afferma l’applicabilità della stessa normativa al crimen pessimus, cioè alla relazione sessuale di un sacerdote “con una persona dello stesso sesso”, e nel paragrafo 73 – per analogia con il crimen pessimus – anche ai casi (“quod Deus avertat”, “che Dio ce ne scampi”) in cui un sacerdote dovesse avere relazioni con minori prepuberi (cum impuberibus). Il paragrafo 73 del documento è l’unico mostrato nel documentario, il quale lascia intendere che gli abusi sui bambini siano il tema principale del documento, mentre il problema non era all’ordine del giorno nel 1962 e l’istruzione gli dedica esattamente mezza riga. Clamorosa è poi la menzogna del documentario quando afferma che la Crimen sollicitationis aveva lo scopo di coprire gli abusi avvolgendoli in una coltre di segretezza tale per cui “la pena per chi rompe il segreto è la scomunica immediata”. È precisamente il contrario: il paragrafo 16 impone alla vittima degli abusi di “denunciarli entro un mese” sulla base di una normativa che risale del resto al lontano anno 1741. Il paragrafo 17 estende l’obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia “notizia certa” degli abusi. Il paragrafo 18 precisa che chi non ottempera all’obbligo di denuncia dei paragrafi 16 e 17 “incorre nella scomunica”. Dunque non è scomunicato chi denuncia gli abusi ma, al contrario, chi non li denuncia.

    L’istruzione dispone pure che i relativi processi si svolgano a porte chiuse, a tutela della riservatezza delle vittime, dei testimoni e anche degli imputati, tanto più se eventualmente innocenti. Non si tratta evidentemente dell’unico caso di processi a porte chiuse, né nell’ordinamento ecclesiastico né in quelli statuali. Quanto al carattere “segreto” del documento, menzionato nel testo, si tratta di un “segreto” giustificato dalla delicatezza della materia ma molto relativo, dal momento che fu trasmesso ai vescovi di tutto il mondo. Comunque sia, oggi il documento non è più segreto, dal momento che – stimolati dalla lettura dei documenti del 2001 – avvocati in cause contro sacerdoti accusati di pedofilia negli Stati Uniti ne chiesero alle diocesi il deposito negli atti di processi che sono diventati pubblici. Quegli avvocati speravano di trovare nella Crimen sollicitationis materiale per ampliare le loro già milionarie richieste di risarcimento dei danni: ma non trovarono nulla. Infatti, anche l’istruzione Crimen sollicitationis non riguarda in alcun modo la questione se eventuali attività illecite messe in atto da sacerdoti tramite l’abuso del sacramento della confessione debbano essere segnalate da chi ne venga a conoscenza alle autorità civili. Riguarda solo le questioni di procedura per il perseguimento di questi delitti all’interno dell’ordinamento canonico, e al fine di irrogare sanzioni canoniche ai sacerdoti colpevoli. Perfino Tom Doyle, un ex-cappellano militare che appare nel documentario, ha affermato in una lettera del 13 ottobre 2006 a John L. Allen, che è forse il più noto vaticanista degli Stati Uniti, che “benché abbia lavorato come consulente per i produttori del documentario, temo proprio che alcune distinzioni che ho fatto a proposito del documento del 1962 siano andate perdute. Non credo né ho mai creduto che quel documento sia la prova di un complotto esplicito, nel senso convenzionale, orchestrato dai più alti responsabili del Vaticano per tenere nascosti casi di abusi sessuali perpetrati dal clero”. Tom Doyle rimane del tutto ostile alla “cultura radicalmente sbagliata” che vede nella Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: ma anche lui si rende conto che le tesi del documentario sulla Crimen sollicitationis non sono sostenibili e cerca prudentemente, sia pure con un linguaggio che resta ambiguo, di prendere le distanze.

    Un altro inganno del documentario consiste nel sostenere, a proposito della lettera De delictis gravioribus del 2001 sottoscritta dal cardinale Ratzinger, che si tratti del “seguito” della Crimen sollicitationis, che “ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica”. In realtà nella lettera del 2001 non si trova neppure una volta la parola “scomunica”. Si ribadisce, certo, che le procedure per i delicta graviora sono “sottoposte al segreto pontificio”, cioè devono svolgersi a porte chiuse e in modo riservato. Ma in questo non vi è nulla di nuovo, né il segreto si applica solo ai casi di abusi sessuali. Il documentario, al riguardo, confonde maliziosamente sia a proposito della De delictis gravioribus sia a proposito della Crimen sollicitationis segretezza del processo e segretezza del delitto. Il delitto non è affatto destinato a rimanere segreto, anzi se ne chiede la denuncia sotto pena di scomunica; il processo è invece destinato a svolgersi in modo riservato, a tutela – come accennato – di tutte le parti in causa. È questa segretezza del processo che è tutelata con la minaccia di scomunica ai giudici, ai funzionari e allo stesso accusato nei paragrafi 12 e 13 della Crimen sollicitationis (quanto alle vittime e ai testi, prestano giuramento di segretezza ma si prevede che “non siano sottoposti ad alcuna sanzione” salvo provvedimenti specifici da parte dei giudici nei singoli casi). Se c’è qualche cosa di nuovo nella De delictis gravioribus rispetto alla disciplina precedente in tema di abusi sessuali, è il fatto che la lettera crea una disciplina più severa per il caso di abuso di minori, rendendolo perseguibile oltre i normali termini di prescrizione, fino a quando chi dichiara di avere subito abusi quando era minorenne abbia compiuto i ventotto anni (e non i diciotto, come alcuni hanno scritto: infatti il termine è di dieci anni ma nel delitto perpetrato da un clericus con un minore “decurrere incipit a die quo minor duodevicesimum aetatis annum explevit”, cioè “inizia a decorrere nel giorno in cui il minore compie il diciottesimo anno di età”, e da questa data decorre per dieci anni, arrivando così ai ventotto anni di età della vittima). Questo significa – per fare un esempio molto concreto – che se un bambino di quattro anni è vittima di abusi nel 2007, la prescrizione non scatterà fino al 2031, il che mostra bene la volontà della Chiesa di perseguire questi delitti anche molti anni dopo che si sono verificati e ben al di là dei termini di prescrizione consueti. Con questa nuova disciplina la durezza della Chiesa verso i sacerdoti accusati di pedofilia è molto cresciuta con Benedetto XVI, come dimostrano casi dove, nel dubbio, Roma ha preferito prendere provvedimenti cautelativi anche dove non c’erano prove di presunti abusi che si asserivano avvenuti molti anni fa, e la stessa nomina del cardinale americano William Joseph Levada, noto per la sua severità nei confronti dei preti pedofili, a prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

    Tutte queste norme riguardano, ancora una volta, il diritto canonico, cioè le sospensioni e le scomuniche per i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali. Non c’entrano nulla con il diritto civile, o con il principio generale secondo cui – fatto salvo il solo segreto della confessione – chi nella Chiesa venga a conoscenza di un reato giustamente punito dalle leggi dello Stato ha il dovere di denunciarlo alle autorità competenti. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica le autorità civili hanno diritto alla “leale collaborazione dei cittadini” (n. 2238): “la frode e altri sotterfugi mediante i quali alcuni si sottraggono alle imposizioni della legge e alle prescrizioni del dovere sociale, vanno condannati con fermezza, perché incompatibili con le esigenze della giustizia” (n. 1916). L’obbligo di “leale collaborazione” con i poteri civili viene meno solo quando i loro “precetti sono contrari alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo” (n. 2242): se questo limite non esistesse, se ne concluderebbe che il cittadino cattolico doveva offrire la sua “leale collaborazione” anche al Terzo Reich e denunciare alla Gestapo le violazioni delle leggi razziali di cui fosse venuto a conoscenza. Dal momento, invece, che le leggi che tutelano i minori dagli abusi non sono affatto contrarie alle “esigenze dell’ordine morale”, nei loro confronti vige l’obbligo di “leale collaborazione” prescritto dal Catechismo, e le “frodi e altri sotterfugi” con cui si cercasse di sottrarsi a tali leggi sono “condannate con fermezza”. Certo, in passato queste indicazioni non sono sempre state rispettate (ma abusus non tollit usum). Il legittimo desiderio di proteggere sacerdoti innocenti ingiustamente calunniati (ce ne sono stati, e ce ne sono, molti) qualche volta è stato confuso con un “buonismo” che ha ostacolato indagini legittime degli Stati. Benedetto XVI ha più volte stigmatizzato ogni forma di buonismo sul tema (si veda per esempio il discorso ai vescovi dell’Irlanda in visita ad Limina Apostolorum, del 28 ottobre 2006): e in realtà il trasferimento della competenza dalle diocesi, dove i giudici spesso possono avere rapporti di amicizia con gli accusati, a Roma mirava fin dall’inizio a garantire maggiore rigore e severità.

    A margine – ma non troppo – di questa controversia si devono menzionare due luoghi comuni. Il primo è quello secondo cui la “colpa” della Chiesa è quella di mantenere il celibato tra i sacerdoti di rito latino: sarebbe appunto il celibato la causa almeno remota degli episodi di pedofilia. Il secondo fa credere a molti che i preti pedofili siano “decine di migliaia”. Prima di discutere le statistiche sul punto, e le relative esagerazioni, si deve essere chiari: anche un solo caso di pedofilia nel clero sarebbe un caso di troppo, nei confronti del quale le autorità civili e religiose hanno non solo il diritto ma il dovere di intervenire energicamente. Tuttavia stabilire quanti sono i preti e religiosi cattolici pedofili non è irrilevante. Le tragedie individuali sono difficilmente descritte dalle statistiche, ma il quadro statistico può aiutare a capire se si tratta di casi isolati o di epidemie, e se c’è qualche cosa nello stile di vita del clero cattolico che rende questi episodi più facili a verificarsi di quanto non avvenga, per esempio, fra i pastori protestanti o fra i maestri di scuola laici debitamente sposati.

    È proprio vero che si tratta di un’epidemia dalle proporzioni ormai incontrollabili? Si legge spesso che la Chiesa cattolica almeno in Nord America – dal momento che i casi denunciati, ancorché non irrilevanti, sono in numero minore in Europa e altrove – ospita una percentuale di pedofili elevata e unica rispetto a tutti i gruppi religiosi dotati di ministri ordinati o di attività educative. Le statistiche che sono fatte circolare spesso senza troppo preoccuparsi delle fonti parlano di migliaia o anche di decine di migliaia di casi. Si è sentito dire per esempio ripetutamente in talk show televisivi americani che il cinque o il sei per cento dei preti statunitensi sono “pedofili”. Alcuni talk show studiati dall’illustre sociologo (non cattolico) Philip Jenkins in due sue opere sul tema (la fondamentale Pedophiles and Priests. Anatomy of a Contemporary Crisis, Oxford University Press, Oxford – New York 1996; e Moral Panic. Changing Concepts of the Child Molester in Modern America, Yale University Press, New Haven – Londra 1998; mentre in The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, Oxford – New York 2003 lo stesso autore studia il contesto dell’anticattolicesimo, l’ultimo pregiudizio socialmente accettato, come brodo di coltura in cui affermazioni palesemente false acquistano l’apparenza della credibilità) hanno citato a ruota libera pseudo-statistiche e cifre da cui emergerebbe che il numero dei “preti pedofili” americani è superiore al numero totale di sacerdoti cattolici degli Stati Uniti. Almeno queste statistiche sono certamente false, e devono insegnare a non prendere per oro colato tutti i dati presentati come “statistici” o “scientifici” in televisione. Negli ultimi trent’anni i casi di sacerdoti cattolici o religiosi condannati per abusi sessuali su bambini negli Stati Uniti e in Canada sono di poco superiori al centinaio. Un autore molto critico sul punto nei confronti della Chiesa cattolica, il sociologo Anson D. Shupe (di cui cfr.In the Name of All That’s Holy. A Theory of Clergy Malfeasance, Praeger, Westport 1995; Wolves within the Fold. Religious Leadership and Abuses of Power, Rutgers University Press, New Brunswick – Londra 1998; e – con William A. Stacey e Susan E. Darnell – Bad Pastors. Clergy Misconduct in Modern America, New York University Press, New York – Londra 2000), ha sostenuto che, nell’ultimo trentennio del ventesimo secolo, i casi di preti nordamericani pedofili possano essere stati superiori al migliaio e raggiungere forse alcune migliaia. Shupe ammette che le statistiche sono difficili perchè, a partire da poche condanne, occorre estrapolare e speculare sulla base di sondaggi su quanti casi non arrivano alla condanna perchè non sono denunciati (il che peraltro, ammette l’autore, oggi avviene meno di ieri) ovvero sono oggetto di transazioni fra le parti. Si deve anche chiarire che non è corretto includere nelle statistiche sulla “pedofilia” i casi di relazioni sessuali che coinvolgono, per esempio, un sacerdote venticinquenne e una fedele minorenne di sedici o diciassette anni. Si tratta certamente di un illecito canonico (in alcuni paesi anche di un reato), che però non corrisponde a nessuna definizione medica o legale di “pedofilia”, che il più diffuso manuale diagnostico e statistico utilizzato dagli psichiatri, il DSM-IV, definisce come “attività sessuale ricorrente con bambini prepuberi”. Su tutta la materia delle statistiche è in corso un’accesa discussione: ma in ogni caso siamo lontani dalle “decine di migliaia” di casi evocati dai talk show.

    Sulla base dei pochi dati certi e, molto di più, di quelli ipotetici si e diffusa l’idea secondo cui responsabile del problema sia il celibato (o il voto di castità dei religiosi), non più tollerabile nella società contemporanea. Attivisti contro il celibato, a una riunione della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, protestavano per la presunta esplosione della pedofilia in clergyman con slogan come “È la Chiesa il vero pedofilo”. In realtà, tuttavia, se si usano statistiche omogenee, cioè prodotte dagli stessi ricercatori o istituti o con gli stessi criteri, si scopre che negli Stati Uniti alcune denominazioni protestanti ai cui ministri di culto non è richiesto il celibato o che non hanno neppure una figura di “ministro” ordinato hanno percentuali di condannati e incriminati per pedofilia tra i loro ministri o educatori (considerato il numero globale di pastori o anziani delle loro congregazioni) non troppo dissimili da quelle della Chiesa cattolica, e lo stesso vale per i maestri laici delle scuole pubbliche e degli asili (naturalmente, anche in questi casi sono possibili incriminazioni e accuse ingiuste). Se l’elemento decisivo fosse il celibato, i ministri e pastori cui è permesso sposarsi – per tacere dei maestri laici – dovrebbero avere percentuali di rischio decisamente minori rispetto alla Chiesa cattolica. Jenkins nota poi un dato forse non politicamente corretto ma fondamentale: oltre il novanta per cento delle condanne di sacerdoti cattolici pedofili riguarda abusi su bambini (si noti la “i” finale) e non su bambine. Dal momento dunque che si tratta, piaccia o no, di omosessuali e che l’alternativa al celibato – salvo nuovi significati del termine, in clima di Dico e di matrimoni omosessuali – consiste nello sposare una donna, permettere ai sacerdoti di rito latino il matrimonio (eterosessuale) non risolverebbe i loro casi.

    È vero, sottolinea ancora la letteratura scientifica, che comunità religiose più piccole o che non hanno una struttura gerarchica organizzata su base nazionale – per esempio le denominazioni pentecostali – sono state percentualmente meno coinvolte nel problema della pedofilia dei ministri e pastori, anche se non sono mancati singoli incidenti clamorosi. Questo dato fa riflettere sul fatto che decisivo non è il celibato: sono piuttosto aspetti strutturali e economici. Da una parte, è possibile che un vero pedofilo si “nasconda” meglio ed eluda più facilmente la vigilanza all’interno di una grande struttura. Ma è anche vera che gli studi legali specializzati in questo campo – che negli Stati Uniti non mancano – e le grandi società di assicurazioni che spesso determinano l’esito delle cause (talora preferendo pagare e alzare il premio della polizza, anche quando l’accusato e presumibilmente innocente) attaccano più volentieri lo Stato, nel caso dei maestri delle scuole pubbliche, ovvero la Chiesa cattolica a altre comunità religiose con una organizzazione nazionale e gerarchica. Qui si può attingere per i danni alle ricche casse delle diocesi, al di là delle parrocchie, mentre nelle denominazioni più piccole o dove manca una struttura gerarchica, e ogni comunità locale è indipendente, non si può sperare di ottenere più di quanto è sufficiente a vuotare le casse, spesso magre, di una congregazione locale.

    II fatto che fare causa alla Chiesa cattolica chiedendo risarcimenti per le presunte molestie di preti “pedofili” sia anche un potenziale buon affare nulla toglie, evidentemente alla gravità dei casi di pedofilia reali e accertati. Ma deve rendere vigilanti nei confronti di casi montati ad arte o fasulli, tutt’altro che infrequenti negli Stati Uniti e di cui qualche segnale fa temere l’“importazione” anche in Italia. Un anticattolicesimo latente in settori importanti della società, ambienti di assistenti sociali e terapisti convinti che tutto quanto i loro pazienti o assistiti raccontano, specie se sono bambini, sia sempre e necessariamente vero – molti episodi decisi dai tribunali mostrano che non sempre è così: i bambini assorbono facilmente le idee dei loro terapisti, o questi ultimi li incalzano e li confondono con domande suggestive – e una mentalità per cui il celibato o i voti non sono politicamente corretti fanno sì che accuse poi dimostrate come false in tribunale siano prese inizialmente sul serio. Tutto questo ripetiamolo ancora una volta non nega certamente la presenza di casi dolorosi, sulle cui cause la Chiesa giustamente indaga e si interroga. Ci si può chiedere, per esempio, perchè proprio negli Stati Uniti il paese dove sono più forti la contestazione nei confronti del Magistero in tema di morale sessuale e una certa tolleranza dell’omosessualità anche da parte di teologi che insegnano nei seminari il problema dei preti pedofili, al di là delle esagerazioni statistiche, sia più diffuso che in Europa. A costo di ripetere l’ovvio, precisiamo subito che solo un folle sosterrebbe che tutti i sacerdoti omosessuali, per non parlare degli omosessuali non sacerdoti, sono pedofili; è invece un fatto statisticamente accertato che la maggior parte dei preti pedofili condannati sono omosessuali. Da questo punto di vista l’apertura del documentario con un pedofilo che parla di “bambine”, al femminile, è a sua volta fuorviante (e i sottotitoli in italiano della prima versione diffusa via Internet aggiungono del loro, dal momento che mentre il documentario inglese parla di “a former Catholic priest”, cioè di un ex prete cattolico, il sottotitolo presenta il poco simpatico pedofilo come “un prete cattolico”, dimenticando l’“ex”, il che non è precisamente la stessa cosa).

    La vigilanza in questo delicatissimo campo deve certamente continuare: ma non può essere disgiunta da una parallela vigilanza contro forme di disinformazione laicista e dall’esame attento di ogni singolo caso. Se per i colpevoli in un campo come questo è giusto parlare di “tolleranza zero”, la severità non può essere disgiunta dalla ferma difesa di chi è ingiustamente accusato, ricordando che ogni accusa, tanto più quando è grave e infamante, deve essere adeguatamente provata.

    In ogni caso, le misure prese nell’ambito del diritto canonico per perseguire i crimini di natura sessuale commessi dal clero, e la denuncia dei responsabili alle autorità dello Stato, costituiscono due vicende del tutto diverse. La confusione, intrattenuta ad arte per gettare fango sul Papa, è solo frutto del pregiudizio e dell’ignoranza.

  13. come vedi , filippo pubblico volentieri il tuo enciclopedico post. non si vuole censurare nessuno, qui. e ognuno può dire la sua,qui. ma massimo introvigne non mi sembra , diciamo, un pulpito neutro e fuori da certi ambienti. la sua appartenenza ad alleanza cattolica, vicinissima agli ideali più estremi della chiesa ( e cari a questo papa, i suppose) è nota e arci-nota. non per nulla è sempre in tv nelle solite trasmissioni di regime e scrive ,appunto, nei soliti giornali ben schierati “dalla parte di chi sappiamo noi”. è come chiedere a uno stalinista cosa ne pensa di stalin. secondo te ne parla male? e sia chiaro non fraintendere che il papa e stalin non voglio nemmeno paragonarli, sennò chissà cosa viene fuori. in ultimo penso che se ti appoggi ad introvigne per convincere gente non schierata in nessuna “parrocchia ” politica o di pensiero, fai più danno che altro. comunque il dibattito continua e ognuno può pensarla come vuole, non è questo il bello?

  14. sì, introvigne sarà anche schierato, ma chi vuoi che risponda a questi attacchi se non un cattolico con una certa preparazione? ….è laureato in Filosofia e in Giurisprudenza, quindi sa bene quello che dice. Qui poi non si tratta di essere schierati, anche perché per affermare ciò si basa su documenti e ne parla con assoluta oggettività…comunque grazie mille per non aver censurato tutto ciò…siete molto aperti al dialogo e questo è molto importante per tutti!!!

  15. mi fa piacere che tu apprezzi il dialogo, anche se io non sono d’accordo con te non vuol dire che debba censurarti. è una violenza che non voglio fare, perchè la violenza della censura è tipica di chi si erge sopra gli altri. e qui nessuno deve farlo ( se anche nel mondo funzionasse così!!!!).ma, come vedi, non sono d’accordo con te quasi su nulla. ad esempio sul fatto di considerare introvigne oggettivo. è la voce di un sistema di potere, cioè la chiesa. non parla perchè saggio o perchè illuminato, ma dà voce ad uno schieramento politico molto ben organizzato e potente.forse sta qui il punto: il non considerare la chiesa come un sistema di potere con tutti i suoi terrificanti mezzi di lavaggio nel cervello, e il non considerarla come lontana anni luce dagli insegnamenti di gesù è la radice del problema. e su questo mi sembra di capire siamo molto distanti. o no? comunque se hai pazienza ne parlerò più dilungamente in un altro post.

  16. ma io mi sono riferito a questo articolo e al caso della pedofilia nel clero: introvigne, se leggi, parla con documenti alla mano, quindi in questo caso è assolutamente oggettivo e anche tu che sei una persona oltremodo intelligente e critica, come si capisce da quello che scrivi e dal corretto modo di porti che hai, condividerai con me che il video della bbc è una farsa e un attacco con motivazioni infondate alla chiesa…per il resto non dico niente, solo mi dichiaro aperto al dialogo e al confronto e ti ringrazio per le attenzioni che mi dai!!

  17. Mi dispiace aver scoperto solo ora questo post e l’interessante confronto a cui ha dato luogo. Mi auguro solo che Filippo, continui a leggerlo, poichè alcune precisazioni riguardano i suoi commenti. Purtroppo, non risponde a verità il fatto che la Chiesa applichi il principio secondo il quale chi nella Chiesa venga a conoscenza di un reato giustamente punito dalle leggi dello Stato ha il dovere di denunciarlo alle autorità competenti. Prova ne sia, che in data 5 giugno 2008, il sito di informazione svizzera swissinfo.ch (http://www.swissinfo.ch/ita/ricerca/Result.html?siteSect=882&ty=nd&sid=9179607 ) riporta la notizia secondo la quale la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), decide di non modificare la sostanza delle direttive in materia e che pertanto la Chiesa cattolica, anche in futuro, si rivolgerà alla giustizia solo “se non ci sono altri mezzi per combattere il rischio di recidiva”.
    La Conferenza dei vescovi – viene precisato – ritiene che un obbligo di denuncia non sia compatibile con la protezione della vittima.

    Non voglio commentare la scelta della Chiesa, nello strumento di lotta alla pedofilia, ma ritengo sia doveroso che anche in Italia, sia possibile attingere alle informazioni che riguardano i casi di pedofilia che vedono coinvolti i religiosi.

    Secondo quanto emerge dalla Conferenza Episcopale di cui sopra, bisognerebbe tacere i casi di pedofilia di cui si viene a conoscenza “nell’esclusivo interesse della vittima”. Se così fosse, organismi religiosi o uomini di chiesa, non dovrebbero denunciare i siti pedo-pornografici, poichè anche in quel caso, si espone la vittima… Smettiamola di scherzare, la verità è quella che gli unici casi che interessano al Vaticano, sono quelli che vedono coinvolti i preti. L’interesse delle vittime, non si fa non denunciando i carnefici…

  18. consiglio questo libro:
    http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=16558

    l’autore cerca di spiegare come sia possibile che la chiesa scomunichi i divorziati, i comunisti, chi abortisce ma non i mafiosi. oppure perchè un ex capo della magliana abbia la sua cappella sontuosa in una chiesa del’opus dei in roma.

    anche se secondo me non occorre essere dei geni per capirlo. in un famoso film (excalibur) merlino ammoniva artù: ” la verità è sempre dove meno te lo aspetti”

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